Volete sapere quanto incide la produzione di vini valdostani sul totale nazionale? Con i suoi 15 mila ettolitri arriva a sfiorare in una media annata lo 0,03 per cento. Praticamente…zero. Tanto per cominciare solo il 5 per cento del territorio è pianeggiante per cui per coltivare la vite bisogna letteralmente scavare le montagne.
Nonostante questo, anche grazie al carattere fiero dei contadini valdostani, negli ultimi anni la qualità si è innalzata raccogliendo importanti consensi di critica e pubblico. I risultati migliori a nostro avviso si sono raccolti con i vitigni a bacca bianca, Petite Arvine, Moscato Bianco, Chardonnay, Prié Blanc, ma ultimamente sta crescendo anche per i rossi, Torrette e Fumin in primis. Così qualche settimana fa abbiamo deciso di seguire il corso della Dora Baltea e arrivare fino a Morgex e La Salle, oltre 1200 metri dove di solito sopravvivono solo le conifere, gli stambecchi e i camosci. Superbi terrazzamenti esposti ai raggi del Sole permettono ad un pugno di viticoltori eroici (in questo caso l’aggettivo non è esagerato) di coltivare diversi ettari dell’unico vitigno che è riuscito ad adattarsi a queste condizioni climatiche estreme: il prié blanc. Qui siamo stati nella realtà produttiva più importante che è la cooperativa Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, che raccoglie le uve di 90 soci e produce 170 mila bottiglie annue.
Tornando giù ci siamo fermati a Saint-Pierre a due passi d’Aosta ed abbiamo incontrato Maurizio Fiorano, Giovane viticoltore di origine piemontese, definito da molti uno dei vignaioli più talentuosi della Valle d’Aosta. L’azienda dispone di 5 ettari e produce 35mila bottiglie annue, i vigneti sono tutti ubicati sulla riva sinistra della Dora, ad una altitudine sul livello del mare  che va dai 650 agli 850 metri, e pertanto con una perfetta esposizione a sud. Maurizio si sta specializzando nelle Petite Arvine: la sua interpretazione è ormai una delle più intriganti e interessanti dell’intero panorama valdostano.
Abbiamo selezionato alcune etichette di queste due aziende. Per quanto riguarda Cave du Vin Blanc:
Avalanche M. Cl. Brut 2009, spumante tradizionale rifermentato in bottiglia nel rispetto disciplinare Blanc de Morgex et de La Salle metodo classico; il primo dégorgement viene svolto dopo 24 mesi, le permanenze sui lieviti su questa linea di prodotto rimangono brevi, al fine di garantire freshezza ed immediatezza allo spumante.
Valle d’Aosta Blanc de Morgex 2010, prodotto a 1050 m all’interno dell’unico clos (vigneto circondato da muri) del comprensorio Morgex-La Salle.
La filosofia produttiva del Blanc de Morgex et de La Salle La Piagne, si basa sul rispetto totale delle caratteristiche e della tipicità che l’uva del Prié Blanc può apportare ad un vino prodotto ancora attualmente in condizioni prefilosseriche a 1050 metri sul livello del mare.
Il vigneto denominato “La Piagne” rappresenta la sola testimonianza nella Valdigne di un clos cioè un vigneto circondato da muri, tipico della tradizione borgognona. L’imponenza dei muri di sostegno, la presenza di una cantina scavata nella montagna, fa di questo appezzamento un gioiello paesaggistico unico sul panorama viticolo alpino. Per queste ragioni nel 2007 la soc. cooperativa ha deciso di acquistare il vigneto al fine di dare inizio ad un imponente opera di restauro, tuttora in corso. Viste le particolari condizioni pedo climatiche e di isolamento dal 2008 la gestione agronomica del clos è stata improntata verso la riconversione biologica.
Questo vino è stato segnalato da Slow Wine come vino slow per il suo forte timbro territoriale.
I vini Chateau Feuillet:
Valle d’Aosta Petite Arvine: questo vino è stato premiato nell’annata 2010 con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e segnalato da Slow Wine come vino d’eccelenza. “Dal naso intrigante di scorza di limone ed agrumi, la bocca gioca magicamente tra l’approccio acido e quello più dolce dell’alcool. Un vino dalla conduzione tesa e concentrata, impreziosito da una conclusione profonda e succosa” (Slow Wine Editore).
Per me è stata una vera sorpresa, lo definirei entusiasmante con la bocca caratterizzata dalla presenza di componenti acide e dolci, fuse in un equilibrio perfetto.
Moscato D.O.P. Valle d’Aosta: vendemmiato a metà ottobre ad 800 metri di quota, strutturato ma di ottima beva risulta giovane e sapido con sentori di agrumi e fiori. Forse la versione 2011 va att ancora un po’, viste le potenzialità.
Torrette D.O.P. Valle d’Aosta: da uve Petit Rouge per il 90% e di Mayolet per il 10%, si estendono per un ettaro su terreni molto sabbiosi, una notevole inclinazione ed un’esposizione a sud. Nel vigneto resistono alcune piante di mandorle amare, il vino risulta beverino e piacevole con un lieve retrogusto amarognolo che ricorda appunto le mandorle.